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| TOCCARE LE TASSE NON HA SENSO - L'ANALISI DI PAOLO VIGNANDO |
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| Area di attività: Tributario |
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| Linea Quotidiano |
La semplificazione fiscale è un “evergreen” degli slogan elettorali e dei discorsi tra la gente: un tema complicato
È più urgente cambiare la normativa dell’amministrazione finanziaria
In bilico tra esigenze di gettito e quindi di tutela delle entrate dell’Erario ed il reciproco affidamento tra Erario e contribuente, il tema della semplificazione fiscale è un “evergreen” sia tra gli slogan elettorali che nel discorso dell’uomo comune. Nonostante la banalizzazione che deriva dall’uso continuo che ne viene fatto, la semplificazione fiscale è uno dei temi di maggiore complessità sia concettuale che operativa poiché incide in modo profondo sul concetto stesso di cittadinanza. Ognuno di noti, infatti, contemporaneamente cittadino e contribuente, è quindi interessato sia alla tutela delle esigenze di gettito (a garanzia delle prestazioni di servizi pubblici e della loro continuità nel tempo) sia ad essere considerato quale cittadino leale nei confronti del fisco. La farraginosità normativa del nostro sistema fiscale unita al bizantinismo interpretativo che pervade l’Amministrazione Finanziaria ed all’eccessivo carico di adempimenti richiesti, comporta una quasi naturale tendenza alla fuga; e poiché non è possibile la sola fuga dagli obblighi connessi con le “cose da fare per essere a posto”, la fuga tende a riguardare l’obbligazione tributaria nella sua totalità finendo per divenire evasione del tributo. Se è vero che da un punto di vista strettamente monetario, un italiano lavora per soddisfare il fisco fino al 23 di giugno di ogni anno, mi chiedo quale sarebbe il nuovo termine se si mettessero nel conto anche tutti gli oneri impliciti derivanti dalla struttura amministrativa necessaria per assolvere agli adempimenti connessi con il pagamento delle imposte. Per ogni direttore amministrativo e consulente fiscale italiano, l’incubo del calendario ha una doppia valenza: quella del tempo che passa e quella della lista di adempimenti da effettuare. Tutto ciò con la certezza che l’approccio formalistico dell’Amministrazione Finanziaria potrebbe portare all’irrogazione di pesanti sanzioni in caso di mancata puntuale e precisa esecuzione degli adempimenti. Due esempi su tutti: dall’inizio al 15 del corrente mese, il numero degli adempimenti fiscali, previdenziali ed amministrativi in genere ammonta a 17 “cose da fare”; certo, ciò non significa che ogni contribuente aveva 17 adempimenti da eseguire ma che l’intera platea dei contribuenti aveva complessivamente tale numerosità di azioni da intraprendere oppure scadenze da controllare. Ancora: quanti cittadini sono informati del fatto che al momento di occupare un’abitazione, sia presa in locazione che acquistata, è necessario presentare al comune una dichiarazione di “occupazione” appunto, valida ai fini della tassa ambientale o di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani ? Molti ignorano tale adempimento e si accorgeranno di non aver assolto a tale obbligo dichiarativo solo quando, dopo anni, saranno colpiti da un avviso di accertamento per mancato assolvimento dell’imposta. E le sanzioni sono piuttosto pesanti. Quanti sanno che ai fini ICI (oramai defunta per quanto riguarda le prime case) sarebbe stato necessario verificare che nel corso degli anni la rendita catastale – base di calcolo dell’imposta – non fosse (per qualche motivo) variata? Per quanto non l’hanno fatto, potrebbero essere in arrivo avvisi di accertamento per la differenza d’imposta dovuta, comprese sanzioni. Non si pensi, quindi, che la semplificazione fiscale sia un tema astratto e che riguarda solo il popolo delle partite IVA e le medio-grandi imprese; si tratta, invece, di un tema trasversale e che riguarda l’intera platea dei cittadini. Occorre, quindi, ripensare il rapporto tra Erario e contribuente. E come ben sa chi ci ha provato in passato oppure chi abbia studiato la storia fiscale del nostro paese, la semplificazione fiscale senza la riforma dell’Amministrazione Finanziaria è destinata al fallimento.
Paolo Vignando paolo.vignando@gmail.com
Paolo Vignando
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