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NERVIANO CEDUTO AL COLOSSO CINESE: UN MAXI AFFARE DA 300 MILIONI
Pubblicato il: 04/01/2018
Repubblica
Agli ultimi dettagli si è lavorato fino a sera, con al tavolo la Fondazione, i cinesi di Sari Investment management e le banche creditrici del centro. E si continuerà a lavorare fino alla firma del closing, previsto per fine anno. Ma quello che è certo è che ieri mattina il cda della Fondazione regionale per la ricerca biomedica, finora proprietaria al 100 per cento della struttura, ha dato il via libera. E l'affare ormai è fatto. Passa di mano il centro di Nerviano, finora controllato dalla Regione tramite la Fondazione regionale per la ricerca biomedica, e specializzato in ricerca farmacologica e oncologica.
Ad acquistarlo è il fondo Sari, rappresentato da Mr Yi, manager con esperienza trentennale nella farmaceutica e nel biotech in Cina, già vicepresidente del China State Institute of Pharmaceutical Industry. Il fondo è riconducibile alla municipalità di Shanghai, e comprende fondi di venture capital e industrie farmaceutiche della regione. L'operazione, con advisor gli studi Lipani Catricalà& Partners e Macchi di Cellere Gangemi, vale circa 300 milioni. La cifra comprende il valore del centro (un centinaio di milioni)
nonchè i 180 milioni di debiti che Mr Yi e soci si accolleranno, sgravando così il Pirellone. Il debito — contratto con diverse banche, capofila Unicredit — dovrebbe essere in parte ristrutturato, con un accordo tra gli istituti di credito e i nuovi investitori.
All'affare si è lavorato per oltre un anno: gli acquirenti cinesi sono venuti più volte a visitare il centro. E nel maggio scorso — in occasione del forum " One road one belt" quando a Pechino è stata presentata la nuova Via della Seta, e il treno merci che da Mortara va in Cina — il presidente di Nerviano, Andrea Agazzi, è volato anche lui nella capitale cinese, per firmare con Mr Yi un " memorandum of understanding". Ovvero, un accordo di collaborazione preludio alla vendita.
L'operazione, in pratica, è un aumento di capitale: una volta chiusi gli ultimi accordi, i cinesi di Mr Yi controlleranno il 90 per cento della struttura. Alla Regione, invece, non entreranno direttamente dei soldi in cassa, ma resterà il 10 per cento delle quote, che non potrà essere venduto per un periodo di tempo fisso (indiscrezioni parlano di un blocco per i prossimi tre anni). Di fatto, il Pirellone incassa così due risultati: il primo, il sollievo di non dover più fare iniezioni di liquidità nelle casse di Nerviano, rilevato formalmente «a
costo zero» dall'ex governatore Formigoni nel 2011 per salvarlo dal crac. Ma da allora destinatario di oltre 170 milioni di finanziamenti regionali, e incapace di uscire dalla sua crisi nonostante la qualità della ricerca portata avanti dai suoi dipendenti. Il secondo risultato per la giunta Maroni è che, grazie all'operazione, Palazzo Lombardia d'ora in poi avrà un " piedino" a Shanghai: una circostanza non da poco, se si considera lo sviluppo economico della regione, sia attuale sia futuro.
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